Appartenere a una setta che esiste da duemila anni è fico; è talmente fico che è giusto imporre i suoi dettami a chiunque. Questa è in estrema sintesi la descrizione del cattolicesimo, almeno secondo l'idea di chi lo propugna attualmente (forse Cristo la pensava diversamente, ma oh, suvvia, non facciamo questioni di lana caprina). Così se oggi qualcuno propone di aprire un dibattito sull'eutanasia, ecco che subito se ne escono i grandi luminari del pensiero cristiano (Marini, Pera, Buttiglione - mica cazzi!) per informarci che la questione "non può nemmeno essere argomento di discussione". In altre epoche non sarebbe stato argomento di discussione la Terra al centro dell'universo o l'uguaglianza fra uomini e donne; in un passato più recente non era argomento di discussione l'aborto o il divorzio; ora non è argomento di discussione la fecondazione eterologa, la ricerca sulle cellule staminali e l'eutanasia. La chiesa, in particolare grazie al suo portavoce Mr.Dobermann e agli eccelsi intellettuali già citati, chiama questa naturale evoluzione della società "relativismo", assegnandole una connotazione negativa. In un certo senso è comprensibile; dal loro punto di vista sarebbe sicuramente meglio se non esistesse alcun relativismo e se fossimo ancora nel meraviglioso Medio Evo, con lo Stato della chiesa, Re Artù, i valvassori e i valvassini e i servi della gleba. Those were the days!
Beh, ad ogni buon conto. Nel frattempo che attendo fiducioso che il clero lo prenda nel didietro come è accaduto per i precedenti "argomenti non in discussione", un pensiero mi sfiora. Cavour aveva già capito più di un secolo fa che era necessario operare una divisione fra potere spirituale e potere temporale ("libera chiesa in libero stato"); eravamo partiti bene, ma in seguito le cose peggiorarono, fino alla ratifica della sudditanza dello stato italiano nei confronti della Chiesa operata dai patti lateranensi di Mussolini. Per chi crede di abitare in uno stato laico, consiglio la seguente lettura: