La questione delle schede bianche si è giustamente sgonfiata con la stessa rapidità con cui era montata; come tanti altri, avevo dato per scontato che Deaglio - giornalista professionista - nel momento in cui fa un'inchiesta sulle elezioni sia a conoscenza dei meccanismi elettorali, e non mi sono preso la briga di controllare. Mea culpa. Il fatto che quando si ha a che fare con dei giornalisti non si debba dar nulla per scontato lo avevo già appurato da tempo per quanto riguarda quelli che si occupano di scienza e tecnologia; siccome di solito i giornalisti provengono da una formazione di tipo umanistico, tipicamente ne sanno di scienza e tecnologia quanto il mio culo ne sa di pittura cubista. Ora invece inizio ad avere prove robuste che qualunque sia l'argomento, non si possa più assumere che il giornalista conosca almeno le basi di ciò di cui sta parlando. Farò tesoro di questo pregiudizio; grazie Deaglio.
In ogni caso, per chiudere la vicenda non può far male un riassunto scritto da chi, essendo stato presidente di seggio per lungo tempo, invece di queste cose ne mastica abbastanza. A tale proposito viene in aiuto
Il broglio: la soluzione, ennesimo instant book scritto per debunkare il precedente
Il broglio e, a posteriori, anche la "docu-fiction" di Deaglio. Se vi sembra lecito spendere sette euro per scaricare un semplice PDF, può valerne la pena; trovo che l'e-book sia scritto in modo un po' amatoriale, e in certi punti l'atteggiamento dell'autore (io sì che la so lunga, sono l'unico che ragiona ancora, ecc ecc) risulti abbastanza fastidioso, ma nonostante questo il libro contiene parecchia sostanza, che è poi quello che ci si aspetta da un libro del genere.
Il broglio: la soluzione fornisce una spiegazione puntuale per ognuna delle "stranezze" avanzate dai vari Deagli; la causa scatenante di tutti i sospetti, ovvero il crollo delle schede bianche e il calo dei voti del centrosinistra, secondo l'autore è spiegato dal fatto che sulle schede elettorali non fossero scritti i nomi dei candidati e sul simbolo dell'Unione non fosse scritto il nome di Prodi. Detta così sembra una boutade, ma il libro fornisce anche dati di riscontro e devo dire che essi sono piuttosto sensati.
Nel finale il libro si perde un po' in disquisizioni di varia natura su quanto tutti siano influenzabili e creduloni, e conclude affermando che in effetti il broglio c'è stato, ma tramite un altro meccanismo: meccanismo che non vi anticipo per non rovinarvi il disappunto per una conclusione così ovvia, sebbene essa sia spacciata come l'uovo di Colombo. Nel caso molto remoto che Anonima Sibilla (lo pseudonimo scelto dall'autore) stia leggendo queste righe, lo vorrei tranquillizzare: lo sapevamo già.