Embolia Schizoide

Una valida alternativa all'intrattenimento intelligente.

In lettura

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
lunedì, 10 settembre 2007

RFID e cancro

Merita menzione la notizia che gira da un paio di giorni riguardo a uno studio che dimostrerebbe un aumento di incidenza dei tumori su ratti a cui sono stati impiantati dispositivi RFID; ne parla già anche la voce di Wikipedia. Merita menzione soprattutto perché è il classico studio privo di particolare rilevanza statistica e scientifica, che nonostante ciò (o proprio per merito di ciò) diventa il cavallo di battaglia dei tecnofobi spaventati da qualsiasi cosa più complicata di un apriscatole. È già capitato con i cellulari, le linee ad alta tensione e giù giù fino alle cose più innocue, e ora tocca agli RFID. Poco importa per i tecnofobi che lo studio non sia stato effettuato in doppio cieco (nessun gruppo di controllo) o che milioni di mammiferi decisamente più simili all'uomo siano già dotati di tag di riconoscimento da anni senza alcun particolare problema. Senza poi parlare del fatto che qui le "cattive" onde elettromagnetiche non c'entrano proprio nulla: i dispositivi RFID sono passivi, non possiedono alimentazione propria, non emettono alcun segnale se non nei rari casi in cui vengono stimolati dall'apposito lettore di tag. Al limite potrebbe essere più plausibile ipotizzare che l'involucro che conteneva il tag in quel particolare esperimento non fosse completamente atossico e idoneo per l'impianto.
Tutto questo discorso ovviamente prescinde da un problema reale rappresentato dai dispositivi RFID, che riguarda questioni di privacy e di controllo più che questioni sanitarie.
postato da: antonio12358 alle ore 10:18 | link | commenti
categorie: elettronica, consumismo, debunk
domenica, 08 luglio 2007

Truth is constant


 
Per allietarvi un po' la giornata e distogliere i vostri pensieri dai vari Dini e Pompa, vi passo questa simpatica notizia ripresa da BoingBoing: l'ennesima azienda sconosciuta (la Steorn) dichiara di aver costruito una macchina a moto perpetuo e che ne dimostrerà pubblicamente il funzionamento. Un gruppo di ridicoli creazionisti usa questa notizia (dando per scontato che la macchina funzioni, cosa che ovviamente si è rivelata falsa) per "dimostrare" che anche la teoria dell'evoluzione è falsa, utilizzando la buffa logica creazionista che abbiamo già imparato ad apprezzare. Ecco il percorso logico: i materialisti affermano che il moto perpetuo è impossibile, ma questo è confutato sia dalla Steorn che dai vangeli, infatti Gesù per camminare sull'acqua e rianimare i morti ha usato una quantità di energia che non può essere spiegata dalle leggi della termodinamica. Quindi i materialisti hanno torto sul moto perpetuo, e di conseguenza hanno torto su tutto, inclusa l'evoluzione.

Credete che vi stia facendo una supercazzola? Ripensateci: questo è l'articolo originale, che quasi quasi voglio tradurre e archiviare, per scongiurare il rischio che venga rimosso.

Update: l'immagine meravigliosa è presa da re-discovery.org, dove potrete trovarne tante altre.
giovedì, 08 marzo 2007

Inganno globale

Matrix è un programma strano, spazia da puntate assolutamente insulse a puntate meravigliose. Ieri sera ad esempio abbiamo assistito a un notevole esempio della seconda specie: l'impietoso e crudele debunking del film Inganno Globale di Mazzucco (che peraltro risulta ridicolo anche istintivamente, senza bisogno di documentarsi particolarmente). Il debunk si basa sul bellissimo articolo di John, uno degli editor del blog Undicisettembre al quale collabora anche il sempre ottimo Paolo Attivissimo.
Adesso aspettiamo con trepidazione le ridicole giustificazioni che i cospirazionisti porteranno a difesa delle loro strambe teorie, in modo da poter leggere nuovi, meravigliosi debunk come quello di ieri sera.
postato da: antonio12358 alle ore 11:37 | link | commenti
categorie: goodies, debunk
martedì, 05 dicembre 2006

Uccidete il buon senso

Leggendo i messaggi e i commenti sui vari blog (ne linko uno solo a titolo di esempio), per non parlare poi dei commenti surreali presenti sul sito di Uccidete la Democrazia, mi accorgo di come ci sia ancora un numero consistente di persone convinte ciecamente che la tesi del DVD sia sensata. Subito ci ero cascato anche io, ma ormai i fatti prevalgono sulle teorie del complotto. Voglio riassumere in modo un po' più compiuto cosa si è finora appurato:
  • E' stato chiarito senza ombra di dubbio che la la manipolazione informatica non può essere avvenuta: la comunicazione alle prefetture (che sono quelli che contano i voti veramente) è sempre e solo stata fatta in via cartacea, come sempre. Lo scrutinio elettronico era soltanto un esperimento per ottenere i dati prima e avere un'ulteriore verifica, ma senza alcuna validità ufficiale.
  • In tanti sono già andati a confrontare le somme dei voti (pubblicati qua e là) per i collegi delle singole province con i dati pubblicati dal Ministero, e sono identici.
  • L'unico posto in cui si potevano fare brogli erano quindi i singoli seggi, ma avete idea di che numero enorme di persone sarebbe servito per manipolare un milione di schede bianche? Decine di migliaia di persone in combutta fra loro, equamente divise in tutti i seggi, e non uno che abbia detto una parola in quasi un anno. Non uno. E' altrettanto probabile che non siano andati sulla Luna e tutti quelli che lavoravano alla NASA non abbiano detto una parola in quarant'anni (ops, forse ho fatto un esempio sbagliato, dato che c'è gente convinta che lo sbarco sulla Luna sia effettivamente un falso).
  • E' stato spiegato perché durante lo scrutinio il distacco sia progressivamente diminuito: siccome le singole sezioni comunicano i verbali alle prefetture di pertinenza, è normale (per motivi geografici e logistici) che arrivino prima i voti delle città e dei capoluoghi piuttosto che quelli della provincia. E se guardate i dati finali, noterete come il centro-sinistra abbia preso più voti nei capoluoghi. Questo succede sempre e sempre di più in tutto il mondo: i conservatori prendono più voti in provincia, i progressisti prendono più voti in città.
  • E' stato spiegato perché la percentuale (apparente) di votanti sia misteriosamente aumentata: perché hanno tolto dalle liste elettorali i residenti all'estero (che stavolta potevano votare in collegi distinti), per cui il numero totale degli elettori è diminuito. Se andate a guardare il numero di votanti anziché le percentuali, essi sono diminuiti rispetto al 2001.
Questi sono fatti confermati da tanti numeri e tante fonti, e quindi non sono in discussione.

Passando invece sul piano delle ipotesi, dobbiamo capire perché le schede bianche siano calate e l'Unione abbia perso tanti voti rispetto ai sondaggi. Come ho già detto la teoria che mi convince di più è quella espressa da Anonima Sibilla nel suo libro Il broglio: la soluzione di cui ho parlato qualche giorno fa. Primo motivo:



Questo è il fac-simile di una scheda elettorale del 2001. Di fianco a ogni simbolo c'erano un certo numero di candidati, le preferenze non erano ancora state eliminate. Ora mettetevi nei panni di una persona non troppo avvezza a queste cose (un ragazzo, un vecchietto ecc...ecc...); nel 2001 una di queste persone si poteva chiedere: "dove devo fare la croce? Sul simbolo, su un nome? Su tutti i nomi, su tutto il rettangolo? E se poi mi sbaglio? E se poi voto per quegli altri?". Tanto è vero che nel 2001 i Ds si premurarono di diffondere quei fac simile con scritto BARRARE SOLO IL SIMBOLO di fianco.
Guardiamo adesso la scheda elettorale del 2006:



La scheda è molto più intuitiva: solo il simbolo, nessuna scritta di fianco, e i due schieramenti sono posti in due zone separate della scheda. Anche uno scimpanzé votando a caso avrebbe avuto buone probabilità di fare una scheda valida. Vi sembra ancora così incomprensibile che le schede bianche e nulle siano diminuite così tanto?

Secondo motivo:



La cosa evidente che si nota in questi simboli presi da una scheda del 2006, è che i cialtroni del centro-sinistra non hanno messo in bella vista il nome PRODI dentro al simbolo dell'Ulivo! Mettetevi sempre nei panni del solito giovine o vecchietto, che magari ha seguito solo di sfuggita la campagna elettorale e sa soltanto che deve votare Prodi o Berlusconi. Arriva là e vede il disegno di 'sto rametto del cavolo, ma di Prodi neanche l'ombra, e allora in mancanza di uno cosa fa? Vota l'altro: Berlusconi, scritto bello in grande!

E' chiaro che qui siamo nel regno della totale illazione, ma non fate quella faccia perplessa. Cosa è più improbabile? Che  le elezioni siano state regolari e l'Ulivo sia stato a un pelo dal perderle perché non ha scritto PRODI sul simbolo, oppure che decine di migliaia di persone dentro ai seggi abbiano segretamente complottato e tirato croci su un milione di schede bianche? Io trovo la domanda alquanto retorica, ma d'altronde al mondo c'è anche chi pensa che controllino le nostre menti con le scie lasciate in cielo dagli aerei, per cui non posso certo sapere cosa giri nella testa di ogni persona.
postato da: antonio12358 alle ore 20:46 | link | commenti
categorie: ai confini della realta, incapaci, debunk
sabato, 02 dicembre 2006

Il broglio: la soluzione

La questione delle schede bianche si è giustamente sgonfiata con la stessa rapidità con cui era montata;  come tanti altri, avevo dato per scontato che Deaglio - giornalista professionista - nel momento in cui  fa un'inchiesta sulle elezioni sia a conoscenza dei meccanismi elettorali, e non mi sono preso la briga di controllare. Mea culpa. Il fatto che quando si ha a che fare con dei giornalisti non si debba dar nulla per scontato lo avevo già appurato da tempo per quanto riguarda quelli che si occupano di scienza e tecnologia; siccome di solito i giornalisti provengono da una formazione di tipo umanistico, tipicamente ne sanno di scienza e tecnologia quanto il mio culo ne sa di pittura cubista. Ora invece inizio ad avere prove robuste che qualunque sia l'argomento, non si possa più assumere che il giornalista conosca almeno le basi di ciò di cui sta parlando. Farò tesoro di questo pregiudizio; grazie Deaglio.

In ogni caso, per chiudere la vicenda non può far male un riassunto scritto da chi, essendo stato presidente di seggio per lungo tempo, invece di queste cose ne mastica abbastanza. A tale proposito viene in aiuto Il broglio: la soluzione, ennesimo instant book scritto per debunkare il precedente Il broglio e, a posteriori, anche la "docu-fiction" di Deaglio. Se vi sembra lecito spendere sette euro per scaricare un semplice PDF, può valerne la pena; trovo che l'e-book sia scritto in modo un po' amatoriale, e in certi punti l'atteggiamento dell'autore (io sì che la so lunga, sono l'unico che ragiona ancora, ecc ecc) risulti abbastanza fastidioso, ma nonostante questo il libro contiene parecchia sostanza, che è poi quello che ci si aspetta da un libro del genere. Il broglio: la soluzione fornisce una spiegazione puntuale per ognuna delle "stranezze" avanzate dai vari Deagli; la causa scatenante di tutti i sospetti, ovvero il crollo delle schede bianche e il calo dei voti del centrosinistra, secondo l'autore è spiegato dal fatto che sulle schede elettorali non fossero scritti i nomi dei candidati e sul simbolo dell'Unione non fosse scritto il nome di Prodi. Detta così sembra una boutade, ma il libro fornisce anche dati di riscontro e devo dire che essi sono piuttosto sensati.

Nel finale il libro si perde un po' in disquisizioni di varia natura su quanto tutti siano influenzabili e creduloni, e conclude affermando che in effetti il broglio c'è stato, ma tramite un altro meccanismo: meccanismo che non vi anticipo per non rovinarvi il disappunto per una conclusione così ovvia, sebbene essa sia spacciata come l'uovo di Colombo. Nel caso molto remoto che Anonima Sibilla (lo pseudonimo scelto dall'autore) stia leggendo queste righe, lo vorrei tranquillizzare: lo sapevamo già.
postato da: antonio12358 alle ore 19:17 | link | commenti
categorie: libri, politica italiana, debunk
lunedì, 25 settembre 2006

Il grande calderone del complottismo

La trasmissione di Report di ieri sera, con la messa in onda del documentario "Confronting the Evidence", ha (ri)acceso i dibattiti sulle tesi alternative sull'11 settembre, soprattutto nei blog.
 
Lungi da me sostenere che la spiegazione ufficiale sia vera in ogni sua parte - anzi, la trovo colpevolmente lacunosa. Però per ipotizzare che abbiano tirato giù le torri con l'esplosivo, o che non fu un aereo di linea a schiantarsi sul Pentagono, servirebbero prove decisamente più robuste. I problemi di questo tipo di documentari sono due:
  • Difendono un singolo punto di vista, che oltretutto spesso è diverso per ciascun argomento. Non informano il pubblico del fatto che per ogni tesi alternativa ne esistano tante altre a confutazione, sia da parte di chi sostiene la "versione ufficiale" sia da parte di chi sostiene ulteriori versioni alternative. Prendo ad esempio le prime due cose che mi vengono in mente: riguardo al metallo che cola dalle torri, esistono spiegazioni altrettanto valide della termite, come ad esempio le batterie di gruppi elettrogeni o altri comuni elementi in grado di produrre la stessa "temperatura di colore"; riguardo al fatto che Silverstein abbia affermato di "tirar giù" la torre 7, in realtà la sua esclamazione fu "pull it!" che oltre a "tiratela giù!" può anche significare più semplicemente "evacuatela!". Ovviamente a questi argomenti qualcuno potrebbe replicare, io replicare alle repliche, e così via all'infinito.
    Guardando documentari del genere la tentazione di prendere tutto per vero e verificato è molto forte; è tutto verosimile, dà un "senso di sazietà" al nostro naturale istinto sospettoso, e in pochi vanno/riescono a controllare e approfondire per conto proprio i fatti salienti. Quelli che lo fanno spesso si rivolgono a ulteriori fonti complottiste, e se anche trovano una teoria leggermente diversa il fatto che non sia uguale alla tesi ufficiale già rappresenta per loro una conferma che ci sia qualcosa di marcio.
  • Mettono troppa carne al fuoco. Un singolo documentario si dovrebbe occupare bene di una singola problematica, invece che buttare tutto nel calderone solo per costruire un clima di enorme complotto: architettura, ingegneria dei materiali, avionica, geopolitica e chi più ne ha più ne metta, unendo tante cose diverse fra loro come se facessero parte di un'unica grande teoria. Così capita che le ragioni di chi crede alla tesi dell'esplosivo si amalgamino con le ragioni di chi più "moderatamente" crede a una colpevole sottovalutazione del pericolo da parte dell'amministrazione americana, come se le due cose potessero tranquillamente convivere fra di loro.
Personalmente trovo molto più realistiche le due principali tesi "politiche" dell'11 settembre. Non le definirei nemmeno complottiste o alternative, dopotutto non sono mai state smentite - anzi, sono state spesso confermate da documenti ufficiali redatti o sottoscritti da uno o più componenti dell'amministrazione Bush:
  • Il fatto che nei mesi precedenti all'attacco l'amministrazione Bush abbia sottovalutato segnali di pericolo estremamente gravi e significativi;
  • Il fatto che nei mesi e anni successivi all'attacco l'amministrazione Bush abbia sfruttato l'enorme sdegno e consenso popolare per perseguire le proprie "agende nascoste" politiche ed economiche (guerra in Afghanistan e Iraq, Millennium Act, ecc...) anziché per catturare i veri colpevoli e contrastare in modo efficace il terrorismo.
A mio parere queste tesi sono state illustrate bene in "Fahrenheit 9/11", il documentario di Michael Moore. Moore è sicuramente parziale e rancoroso, ma la maggior parte delle cose che afferma sono facilmente verificabili, essendo tratte in gran parte da fonti ufficiali e di pubblico dominio. 
postato da: antonio12358 alle ore 16:35 | link | commenti
categorie: politica estera, debunk