D'accordo, mi sono violentato e sono andato a votare, e oltretutto ho pure praticato il famigerato voto disgiunto: SA al Senato per portar via seggi alla destra (come spiegato molto efficacemente
qui) e Pd alla Camera, non tanto per la (remotissima) possibilità che possa contribuire a togliere il premio di maggioranza alla destra, quanto soprattutto per appoggiare la cosiddetta
"teoria della somma zero" di Sartori.
Nella mia vita di elettore, che ormai è lunga quindici anni, non sono andato a votare in una singola occasione. Si trattava di un referendum che non volevo che passasse, e il modo più efficace per votare NO a un referendum (almeno finché non toglieranno il maledetto quorum) è quello di astenersi. In quella circostanza mi sono sentito sporco, un pessimo cittadino che si faceva beffe della democrazia. Ora mi sento nello stesso modo. Il voto utile in ultima analisi è peggio dell'astensione, è la constatazione che ebbene sì, alla fine è successo veramente, hai dato via i tuoi ideali (e un po' anche il culo, diciamocelo) per un tozzo di pane, per logiche del meno peggio. Quale triste caduta rispetto al tempo in cui si pensava che il proprio voto facesse la differenza.
Per la prima volta quindi non sono fiero di essere andato a votare, perché chi ho votato rappresenta quasi nulla per me. Domani probabilmente starò come al solito incollato alla TV fino alla mattina successiva per vedere i risultati dello spoglio, ma ormai è un riflesso pavloviano, niente di più. E dopo un po' di volte che la campanella suona ma nessuno ti porta da mangiare, si smetterà pure di salivare.
P.S. Per chi si illude ancora che il Pd ce la possa fare, consiglio di guardare le
quote dei bookmakers. Oggi la quota di Berlusconi è crollata e quella di Veltroni è schizzata alle stelle. Loro hanno già visto i primi exit poll, che evidentemente non lasciano dubbi.