La vicenda della riforma Maroni sul sistema pensionistico (che fra le altre cose include il cosiddetto "scalone") è il chiaro segnale di come ormai in Italia gli impegni presi non abbiano più alcun valore. Si legge sul
programma dell'Unione (quello per cui in teoria sono stati votati, anche da me):
"[...] L’innalzamento rigido dell’età di pensione, che il governo ha applicato anche al regime contributivo, produce effetti pressoché nulli sulla sostenibilità finanziaria di lungo periodo, poiché con questo metodo di calcolo l'onerosità di una pensione è sostanzialmente identica per ogni età di ritiro nell'intervallo
previsto. [...] Inoltre, va ricordato che con le precedenti riforme era già stata raggiunta un mediazione basata sugli anni di anzianità o sulla combinazione tra anzianità contributiva e soglia di età che, vista la proiezione di medio termine dei conti della previdenza non richiede interventi strutturali. L'aumento "a scatto" dell'età richiesta è anche una misura poco coerente con l’obiettivo di controllare la spesa, in quanto, da un lato non si spiega perché fino al 2008 non ci sia necessità di risparmio, mentre dopo il 2008 questa esigenza assuma una tale urgenza da richiedere il blocco delle uscite di anzianità per tre/cinque anni, con la possibilità che un’accelerazione delle uscite negli anni che precedono l’entrata in vigore renda meno efficace e più iniquo il gradino temporale. [...] Nel complesso, a differenza dell’indirizzo perseguito dall’attuale governo, i maggiori oneri connessi al periodo di transizione al nuovo regime pensionistico, la cosiddetta "gobba", non costituiscono un problema particolare, anche tenendo presente che in una economia in crescita, anche allargandosi la quota di risorse da indirizzare alle pensioni, il reddito reale procapite delle persone attive può comunque aumentare. Sulla base di ciò, noi crediamo necessario intervenire con misure migliorative e di razionalizzazione dell'esistente. In particolare puntiamo a:
- ribadire la necessità di attenersi alle linee fondamentali previste dalla riforma "Dini" che senza altre continue ipotesi di riforma del sistema pensionistico che minano la sicurezza sul futuro dei lavoratori - rappresentano già la principale garanzia di sostenibilità finanziaria del sistema;
- eliminare l’inaccettabile “gradino” e la riduzione del numero delle finestre che innalzano bruscamente e in modo del tutto iniquo l’età pensionabile, come prevede per il 2008 la legge approvata dalla maggioranza di centrodestra; [...]"
Insomma nessun "addolcimento" dello scalone, ma eliminazione dello stesso e ritorno alla legge Dini. Abbastanza comicamente invece è proprio quest'ultimo che è diventato uno strenuo sostenitore dello scalone e minaccia il governo di crisi se lo si abolisce. Evidentemente ha già in tasca il gagliardetto di un qualche altro schieramento che secondo lui avrà migliori sorti di quello attuale, e quindi (come ha ammesso candidamente) poco gliene tange che questo governo muoia.
Nel mentre si susseguono i soliti commenti sul fatto che "l'estrema sinistra tiene sotto scacco il governo".
Vaffanculo a tutti, sinceramente.